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LA PRIMAVERA INTANTO…TARDA AD ARRIVARE – piccole fantasie sotto forma di primizie o come fare la spesa approfittando della stagione e spendere pochi euri!

Una bella stagione questa per chi ama cucinare o andare in giro per i mercati. Una stagione fatta di primizie che profumatamente affiorano sui bancali in giro per le strade, non in quelle boutique gastronomiche di cui sono piene le città e che vendono prodotti che sembrano finti a prezzi allucinanti, ma quei disastrati fruttivendoli vicino alle trattorie, i contadini nei garage o sui marciapiedi o se ti fai una gita fuori porta trovi nelle stradine sterrate che se non hai una jeep puoi dire addio alle sospensioni dell’automobile. E questo è il periodo più bello per chi, come me, ha scelto di fare dell’alchimia dei sapori una ragione di vita. Perché scendo per strada e davanti ai fruttivendoli trovo ispirazione per dei piatti che probabilmente non farò mai o semplicemente perché troppo lontano da casa e da mia madre, rievocano in me sapori ormai lontani.
Vedo già i fiori di zucca che nella mia mente si sono trasformati in ripieni con un pezzo di caciotta e un filetto d’acciuga, passati in una pastella di uova e farina o semplicemente acqua e semolino e fritti e mangiati, unti e croccanti, ustionanti all’inverosimile se non stai attento.
I primi piselli freschi, ancora piccoli e per questo teneri e più dolci di quelli che si troveranno fra un mese. Sbucciati e sgranati, con la buccia farne un brodo per insaporire un risotto rosolato in un fondo di cipolla e guanciale fresco, aggiunti poi a metà cottura girando e rigirando, fino a che il risotto risulta morbido, mantecato con pecorino grattugiato e una bella manciata di pepe, niente burro, solo un filo di olio…piselli e riso, la minestra del paradiso! Ripeteva mia nonna…
I carciofini, piccoli e duri. Vanno puliti poco, il loro cuore è tenero e possono essere mangiati crudi in insalata, tagliati a listarelle insieme a mentuccia, barba di finocchio, misticanze e foglie di sedano, una specie di insalata di rinforzo. Oppure fatti bollire per pochi minuti in acqua, aceto, sale e zucchero più aromi come pepe in grani, foglie di alloro, chiodi di garofano e poi, una volta scolati messi sott’olio in contenitori ermetici di vetro, buoni a rinfrescare l’estate che si avvicina insieme a del pesce fritto come merluzzetti, trigliette, sardoni, sgombri…
Gli asparagi, buoni pure da mangiare crudi, pelati leggermente e serviti come un pinzimonio, buoni per depurare l’organismo e per tonificare il corpo. O lasciandone le punte intere e il gambo tagliato a rondelle finissime a condire una tartare di seppia con aceto di lamponi, buccia di limone e foglie di coriandolo, se ve la sentite potete provare a fare pure una salsina di carote facendole cuocere in un fondo di cipolla bianca e zenzero, bagnate con succo d’arancia e quando cotte, frullate con l’omogeneizzatore. Un accostamento accattivante e destabilizzante perché sono tutti elementi che mai si sarebbero sognati di incontrarsi se non vi avessero incontrati!
E poi le fave, anche queste mangiate crude insieme al cacio e a del buon vino bianco o in una piazzetta di qualsiasi paese con della birra ghiacciata, fette di mortadella del salumiere a sporcarsi le mani e rutto libero, mentre accanto ci sono i nonnini che giocano a briscola e ti fanno l’occhiolino perché ti considerano uno di loro, non come quei cazzo di giovincelli scafati che si truccano come i tokyo hotel o vanno in giro dietro le prime gonne di primavera, gambe già abbronzate anche se non c’è il sole e fighette rasate che fa tanto glamour.
E poi gli agretti o barba di frate, scottati in padella, tagliuzzati e messi dentro una frittata, o la borragine, che se mangi le foglie crude e chiudi gli occhi sembra di mangiare un’ostrica, ma se le fai bollire diventano dolcissime e le salti con burro, pancetta, formaggio grattugiato e le usi come ripieno per i tortelli da servire solo con olio crudo, per non sovrastarne il sapore con qualsiasi altra salsa…e la catalogna da mangiare in insalata, cruda, a morsi intera o tagliata a listarelle sottili, come si vende nei mercati rionali romani, il cipollotto fresco e l’aglio viola, da usare nei fondi di qualsiasi pasta o zuppetta di pesce, e i peperoni a cornetto, e le melanzane perline, piccole, viola e così dolci che potresti addirittura improvvisare un dessert con il cioccolato…e le betterave, il finocchio selvatico, il dente di leone, i pomodori datterini, le zucchine piccole, i cetrioli….
Cose così, se si ha un po’ di fantasia, fanno inebriare.
Magari, fra un ufficio e l’altro, fermatevi in qualche fruttivendolo a comprare qualcosa piuttosto che davanti alle vetrine da “fashion victims”. Magari potreste anche telefonarmi, oltre che farci compagnia a vicenda potrei anche darvi delle dritte per ottenere dei buoni risultati in cucina. E se proprio volete, potrei anche venire a casa vostra e dopo aver fatto la spesa insieme, potremmo divertirci cucinando e raccontandoci delle storie…

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OUTSIDE GOLA PROFONDA

Chi di voi ha mai visto Gola Profonda?
Suvvia, non dite di non averlo visto!
Sul serio? Beh, posso capirlo, molta gente non ha mai visto un film porno, oppure l’ha visto ma si vergogna a rivelarlo, come se fosse qualcosa di intimo ma allo stesso tempo sporco e indegno.
Ma Gola Profonda non è un film porno, Gola Profonda “è il film porno”.
Se non ci fosse stata Linda Lovelace e la sua acrobazia orale, sicuramente niente, nel mondo dell’hard core, sarebbe diventato com’è ora, nel bene e nel male.
Linda, il suo sguardo dolcissimo e il suo sorriso, le sue lentiggini, il piacere e la gioia che traspare nel suo gesto eroico: far sparire completamente in bocca l’asta possente di un fantastico, superdotato e invidiatissimo Ron Jeremy.
Io, Gola Profonda l’ho visto due volte. La prima esattamente nel 1991 a Firenze, in un infimo cinema a luci rosse. Mi ci portò Carlo, era il suo regalo per il mio diciottesimo compleanno (ho dovuto contare gli anni sulle dita…come passa il tempo!). Mi ricordo ancora lo squallore della sala, la sorpresa che avevo provato nell’entrarvi (era la prima volta per me) e i vecchi depravati che gironzolavano tra le poltroncine quasi tutte completamente vuote.
A distanza di tempo, e cioè fino a che non ho rivisto per la seconda volta il film, non ho mai ricordato nulla tranne la scena più importante, quella che è passata alla storia e che è diventata croce e delizia di tutti quelli coinvolti nella registrazione. E la sensazione che ho provato, è stata quella di sentire un enorme risucchio al centro del mio corpo, non so se avete presente.
E si, perché qualche mese fa in edicola si poteva acquistare sia Gola Profonda che Inside Gola Profonda, seguiti a ruota da Gola Profonda Nera e Gola Profonda 2. E immaginatevi se io non andavo a comprarmeli per rivedermeli e conservarli con gelosia.
Fatto sta che dopo averlo visto, l’ho prestato ai ragazzi che lavorano con me, età media 23 anni che non sapevano nemmeno dell’esistenza del film.
Il giorno dopo l’abbiamo commentato insieme a tavola, nella nostra pausa pranzo. E ridevamo e scherzavamo sulla cosa, sull’assurdità della trama del film, sulla vagina in fondo alla gola di Linda.
Siamo dei cuochi, i cuochi sono tutti perversi. Così ci siamo chiesti come avrebbe fatto Linda se realmente il suo clitoride fosse stato l’ugola. Come avrebbe fatto a mangiare se ogni qualvolta avesse ingurgitato qualcosa lei sarebbe “venuta”?
E cosa avrebbe preferito mangiare?
Carote? Cetrioli? Banane? Daikon?
E con l’insalata, come si sarebbe comportata? E con un piatto di orecchiette? E in base al condimento, il suo orgasmo sarebbe stato sempre diverso, che ne so, provate a immaginare una salsa piccante, o con del formaggio oppure con del pane grattugiato, con quella sensazione di prurito in fondo alla gola che certe volte ti fa tossire o bere tanto vino. E se nel mangiare un rombo al sale, una spina rimane in gola? Sai che orgasmi? E con un grissino intinto in un morbido gorgonzola?
Ecco, a questo pensavamo durante la nostra pausa pranzo, io, Antonio, Federico, Felice e Sabino, sganasciandoci dalle risate e toccandoci il pacco, con gli occhi lucidi e le espressioni sorprese.

Il film mi è ritornato indietro dopo due mesi.

Stamattina, una commessa di un negozio vicino al ristorante mi ha chiesto:
– Chef, ho saputo che hai Gola profonda. Me lo presti?
Non ho avuto il coraggio di chiederle di vederlo insieme.

BANANA SPLIT

La Banana Split è uno dei più famosi dessert al mondo composti da frutta e gelato. A causa della sua caratteristica forma viene servito in un piatto stretto e lungo che viene denominato “barchetta”. Il primo a brevettare la ricetta della Banana Split fu il dottor David E. Strickler nel 1904: all’epoca, Strickler era uno studente dell’Università di Pittsburgh nella quale si sarebbe laureato nel 1906. Per preparare una buona Banana Split, per prima cosa bisogna tagliare due volte, in maniera longitudinale, la banana (da qui il nome “split”, che in inglese significa “spaccatura”) per poi metterla per lungo sul piatto. A questo punto, la frutta si può condire come si preferisce, ma la tradizione vuole che siano aggiunte tre palle di gelato (rispettivamente alla fragola, al cioccolato e alla vaniglia) ricoperte dalla panna a metà tra le due banane. Altre gustose guarnizioni per il gelato possono essere le noccioline sbriciolate, il caramello, fettine di ananas, lo sciroppo d’acero, quello al cioccolato o ancora quello all’amarena e le ciliegie. Molti ristoranti e pasticcerie aggiungono anche del maraschino alla panna montata o alle noccioline.

Chi ha inventato la Banana Split?

Quando brevettò la Banana Split, Stickler lavorava nel bar del padre, che si trovava a Latrobe in Pennsylvania: le sue mansioni tuttavia erano più relegate ai cocktail e alle bibite, soda (seltz) in particolare. Tuttavia tutti i cittadini di Latrobe lo accreditano come l’inventore del celebre dolce, tanto che nel 2004 è stato celebrato il centesimo anniversario dall’invenzione della Banana Split. Inoltre, le tesi di Stickler furono avvalorate dall’opera di Michael Turback The Banana Split Book.
Secondo gli storici, uno o due anni prima di Stickler un venditore di gelati di Boston ideò un dessert molto simile alla Banana Split, ma che aveva il difetto di servire ai clienti le banane non sbucciate. Probabilmente, Stickler si accorse del fatto che i signori che ordinavano tale dolce preferivano le banane sbucciate, riuscendo così a soffiare l’idea al gelataio bostoniano.
Le polemiche sulla nascita e sull’invenzione di tale alimento sono ben lungi dall’essere placate: la citta di Wilmington, che si trova in Ohio, reclama da tempo immemore la paternità del dessert in quanto, secondo i cittadini locali fu inventato nel 1907 dal ristoratore Ernest Hazard. Ogni anno i cittadini di Wilmington eseguono a giugno il “Banana Split Festival”, una vera e propria palestra culinaria in cui tutti possono sbizzarrirsi nella preparazione di mega Banane Split.
Secondo il sindaco della città, Hazard ha attratto numerosi studenti dell’Università di Wilmington nel suo locale. Arrivati nel suo ristorante, Ernest chiese a tutti, compresi camerieri e cuochi, di inventare un nuovo dolce da sottoporre al giudizio dei clienti. Dato che nessuno propose una ricetta accettabile, Hazard preferì preparare il dessert da solo, tagliando in maniera longitudinale una banana ed inserendo ad essa come ripieno del gelato.
Se non si sa con certezza l’inventore della Banana Split, si conosce in maniera indubbia chi ha contribuito in maniera fondamentale alla diffusione di tale dolce: è la catena di ristoranti Walgreen’s. Il primo proprietario di tale compagnia, ovvero Charles Walgreen, scelse la Banana Split come principale dessert dei suoi bar: in breve tempo, la Banana Split divenne la vera e propria “mascotte” della Walgreen’s, e non una semplice portata come tutte le altre.
Attualmente, il ristorante fast-food Dairy Queen vende ogni anno 25 milioni di Banana Split nei soli Stati Uniti d’America.
Banana Splits è anche il nome di un programma televisivo americano per bambini e di un gruppo musicale statunitense.

(font: wikipedia)

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SAPORI RECLUSI SULLE ALI DELLA LIBERTA’

in questo mondo ci siamo noi che ci consideriamo liberi eppure siamo “ingabbiati” nelle nostre piccole cose, il lavoro, i telefonini, i nostri vizi, i nostri ipod, la televisione; e ci sono loro che la libertà l’hanno persa, vuoi perchè la “vita” li ha costretti a percorrere altre strade, vuoi perchè si sentivano onnipotenti, vuoi perchè non hanno saputo scegliere…
eppure loro, che sono costretti in piccole stanze di 2 metri per 3, si aggrappano a quel poco che riescono a vedere dalla loro piccola finestra a sbarre, alla loro ora d’aria, a quello che noi possiamo dargli con dei piccoli gesti di solidarietà, quelli che i potenti non vogliono dare o non vogliono vedere (provate a leggere l’ Espresso della settimana passata).
questa è una ricetta di uno di loro, provate a farla, provate a mettervi nei loro panni, e se ci riuscite mandate qui i vostri risultati, le vostre opinioni, una foto…quello che volete…avrete donato un sogno, un respiro, un desiderio…che magari si può tramutare in realtà.

buona ricetta!!!

PENSIERI E RICETTE DI GIUSEPPE GREMO

Anche per un recluso esistono momenti di gioia.
E ve ne è uno in particolare, assolutamente sacro, è quello del tanto atteso colloquio, con i familiari, la propria amata, i figli o ancora gli amici a cui si vuol bene, si ama e si prova stima, anche per i tanti sacrifici che fanno al fine di alleviare le sofferenze di chi come noi vive tra quattro mura e un po di sbarre.
Così mi è balenata l’idea di uno spazio dedicato a loro, e quali miglior e unica occasione se non quella del progetto che si sta sviluppando con l’Associazione Sapori Reclusi, grazie a Davide e Stefania, che oltre a essere i nostri insegnanti, sono anche compagni di viaggio in questo percorso di reinserimento.
Solo chi tristemente non è più un uomo libero può dare il giusto e prezioso valore a una simile iniziativa che consente a noi reclusi di poter sconfinare almeno con idee e pensieri al di la di un muro di cinta che ben evidenzia le nostre condizioni.
Ma è giunto il momento di pensare a un po di sana positività.
Questa settimana è stata per me oltremodo speciale, perchè è giunto a colloquio l’amore di papà, un tesoro che ha quasi 10 anni, e porta un nome importante: il mio Leonardo, a cui al di la delle mille coccole, ho raccontato del progetto blog-notes e dell’idea di voler settimanalmente proporre una mia ricetta a chi amo e voglio bene e stimo, ma anche a chi sta iniziando a conoscerci e ci legge.
Quindi la ricetta di questa settimana è dedicata al mio Leonardo e qual miglior connubio se non con qualcosa di dolce, buono e bello da far venir voglia di essere mangiato?
Ho pensato a dei biscotti facili da preparare e gustosi da assaporare.
Buon appetito da Giuseppe

LEONARDINI AL CIOCCOLATO

ingredienti:
75gr di burro a temperatura ambiente
75gr di zucchero semolato
100gr di farina per dolci
2 cucchiaini di cacao in polvere
120ml di latte
50gr di gocce di cioccolato

Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Ungete una placca da forno con un po di burro.
Mettete il burro e lo zucchero in una ciotola grande e mescolate con un cucchiaio di legno finchè il composto diverrà soffice e cremoso.
Setacciate nella ciotola la farina e il cacao e amalgamate bene l’impasto, unite il latte e le gocce di cioccolato e mescolate il tutto.
Deporre 8-10 cucchiaiate d’impasto sulla placca da forno unta (probabilmente l’impasto basterà per due infornate).
Cuocete i biscotti per 15-20 minuti. Lasciateli riposare per 2-3 minuti prima di trasferirli su una griglia e farli raffreddare completamente.

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LA CIAMBELLA ALLO YOGURT DI MARIA LAURA

Per le persone che conosco Maria Laura è molto famosa. Per alcuni clienti lo è per la sua Minestra di Tubettini e Patate con alloro che per un certo periodo ho proposto in un ristorante in una versione un po’ più moderna. Oppure per il suo Ragù di Polpo che poi ho fatto mio rivisitandolo (anche lui come la Minestra di Patate). Per i miei amici è famosa per le cose che preparava da mangiare quando tornavo dalle mie stagioni altrove, e mi ritrovavo a casa mia con loro…quelli di sempre: tavole imbandite di ogni ben di Dio, cibi semplici e gustosi! I vicini di casa sono sempre andati da lei per avere consigli, oppure lei chiedeva loro delle ricette e poi le modificava. Per i miei colleghi è famosissima perché io continuo a raccontare che se non ci fosse stata la sua buccia di limone per la crema pasticcera, io a quest’ora nella vita avrei fatto altro.

c’è una cosa che non riesco proprio a concepire: come diavolo fa a far venire bene la sua ciambella allo yogurt!

Maria Laura è molto più di una musa ispiratrice, è una certezza incrollabile per me, quando non ne posso più di tutto quello che mi sta intorno, mi rifugio da lei nella sua cucina (ma a lei questo non l’ho mai detto…forse pensa che io lo faccia semplicemente perché sono suo figlio).

C’è una cosa però  che non riesco proprio a concepire e che mi tortura: come diavolo fa a far venire bene la ciambella allo yogurt!
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SPAGHETTO AL POMODORO

Ti lamenti sempre che non ti faccio mai la pasta col pomodoro!
Dici che la cucino sempre con i broccoli, la zucca, i carciofi, il radicchio…ma mai con il pomodoro!
Ma perché hai questa fissa dello spaghetto col sugo rosso proprio non lo capisco.

pomodori spellati in acqua fredda

Sai che ti dico? Stasera ti sorprendo e te lo cucino! Siii lo sooo, lo sooo che i pomodori adesso san di poco…ma per una volta si può fare uno strappo alla regola utilizzando una ricetta di Antonio che è un’esplosione di sapore anche quando i frutti sono fuori stagione!
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Antonio Bufi

Antonio Bufi nasce in quel di Molfetta, una ridente cittadina che si affaccia sull’Adriatico, una manciata di anni fa. Dopo aver provato a far volare dal balcone aeroplanini fatti con i fogli su cui scriveva i sui pensieri imberbi, rimane folgorato come Paolo sulla via di Damasco dalla buccia di limone che sua madre usa per la crema pasticcera...

Valentina Pelizzetti

Valentina Pelizzetti nasce in quel di Torino, una verde cittadina attraversata dal Po, pochi anni dopo Antonio. Dopo aver sognato invano di essere la Carla Fracci de' noiartri si scrive ad architettura...