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OUTSIDE GOLA PROFONDA

Chi di voi ha mai visto Gola Profonda?
Suvvia, non dite di non averlo visto!
Sul serio? Beh, posso capirlo, molta gente non ha mai visto un film porno, oppure l’ha visto ma si vergogna a rivelarlo, come se fosse qualcosa di intimo ma allo stesso tempo sporco e indegno.
Ma Gola Profonda non è un film porno, Gola Profonda “è il film porno”.
Se non ci fosse stata Linda Lovelace e la sua acrobazia orale, sicuramente niente, nel mondo dell’hard core, sarebbe diventato com’è ora, nel bene e nel male.
Linda, il suo sguardo dolcissimo e il suo sorriso, le sue lentiggini, il piacere e la gioia che traspare nel suo gesto eroico: far sparire completamente in bocca l’asta possente di un fantastico, superdotato e invidiatissimo Ron Jeremy.
Io, Gola Profonda l’ho visto due volte. La prima esattamente nel 1991 a Firenze, in un infimo cinema a luci rosse. Mi ci portò Carlo, era il suo regalo per il mio diciottesimo compleanno (ho dovuto contare gli anni sulle dita…come passa il tempo!). Mi ricordo ancora lo squallore della sala, la sorpresa che avevo provato nell’entrarvi (era la prima volta per me) e i vecchi depravati che gironzolavano tra le poltroncine quasi tutte completamente vuote.
A distanza di tempo, e cioè fino a che non ho rivisto per la seconda volta il film, non ho mai ricordato nulla tranne la scena più importante, quella che è passata alla storia e che è diventata croce e delizia di tutti quelli coinvolti nella registrazione. E la sensazione che ho provato, è stata quella di sentire un enorme risucchio al centro del mio corpo, non so se avete presente.
E si, perché qualche mese fa in edicola si poteva acquistare sia Gola Profonda che Inside Gola Profonda, seguiti a ruota da Gola Profonda Nera e Gola Profonda 2. E immaginatevi se io non andavo a comprarmeli per rivedermeli e conservarli con gelosia.
Fatto sta che dopo averlo visto, l’ho prestato ai ragazzi che lavorano con me, età media 23 anni che non sapevano nemmeno dell’esistenza del film.
Il giorno dopo l’abbiamo commentato insieme a tavola, nella nostra pausa pranzo. E ridevamo e scherzavamo sulla cosa, sull’assurdità della trama del film, sulla vagina in fondo alla gola di Linda.
Siamo dei cuochi, i cuochi sono tutti perversi. Così ci siamo chiesti come avrebbe fatto Linda se realmente il suo clitoride fosse stato l’ugola. Come avrebbe fatto a mangiare se ogni qualvolta avesse ingurgitato qualcosa lei sarebbe “venuta”?
E cosa avrebbe preferito mangiare?
Carote? Cetrioli? Banane? Daikon?
E con l’insalata, come si sarebbe comportata? E con un piatto di orecchiette? E in base al condimento, il suo orgasmo sarebbe stato sempre diverso, che ne so, provate a immaginare una salsa piccante, o con del formaggio oppure con del pane grattugiato, con quella sensazione di prurito in fondo alla gola che certe volte ti fa tossire o bere tanto vino. E se nel mangiare un rombo al sale, una spina rimane in gola? Sai che orgasmi? E con un grissino intinto in un morbido gorgonzola?
Ecco, a questo pensavamo durante la nostra pausa pranzo, io, Antonio, Federico, Felice e Sabino, sganasciandoci dalle risate e toccandoci il pacco, con gli occhi lucidi e le espressioni sorprese.

Il film mi è ritornato indietro dopo due mesi.

Stamattina, una commessa di un negozio vicino al ristorante mi ha chiesto:
– Chef, ho saputo che hai Gola profonda. Me lo presti?
Non ho avuto il coraggio di chiederle di vederlo insieme.

BANANA SPLIT

La Banana Split è uno dei più famosi dessert al mondo composti da frutta e gelato. A causa della sua caratteristica forma viene servito in un piatto stretto e lungo che viene denominato “barchetta”. Il primo a brevettare la ricetta della Banana Split fu il dottor David E. Strickler nel 1904: all’epoca, Strickler era uno studente dell’Università di Pittsburgh nella quale si sarebbe laureato nel 1906. Per preparare una buona Banana Split, per prima cosa bisogna tagliare due volte, in maniera longitudinale, la banana (da qui il nome “split”, che in inglese significa “spaccatura”) per poi metterla per lungo sul piatto. A questo punto, la frutta si può condire come si preferisce, ma la tradizione vuole che siano aggiunte tre palle di gelato (rispettivamente alla fragola, al cioccolato e alla vaniglia) ricoperte dalla panna a metà tra le due banane. Altre gustose guarnizioni per il gelato possono essere le noccioline sbriciolate, il caramello, fettine di ananas, lo sciroppo d’acero, quello al cioccolato o ancora quello all’amarena e le ciliegie. Molti ristoranti e pasticcerie aggiungono anche del maraschino alla panna montata o alle noccioline.

Chi ha inventato la Banana Split?

Quando brevettò la Banana Split, Stickler lavorava nel bar del padre, che si trovava a Latrobe in Pennsylvania: le sue mansioni tuttavia erano più relegate ai cocktail e alle bibite, soda (seltz) in particolare. Tuttavia tutti i cittadini di Latrobe lo accreditano come l’inventore del celebre dolce, tanto che nel 2004 è stato celebrato il centesimo anniversario dall’invenzione della Banana Split. Inoltre, le tesi di Stickler furono avvalorate dall’opera di Michael Turback The Banana Split Book.
Secondo gli storici, uno o due anni prima di Stickler un venditore di gelati di Boston ideò un dessert molto simile alla Banana Split, ma che aveva il difetto di servire ai clienti le banane non sbucciate. Probabilmente, Stickler si accorse del fatto che i signori che ordinavano tale dolce preferivano le banane sbucciate, riuscendo così a soffiare l’idea al gelataio bostoniano.
Le polemiche sulla nascita e sull’invenzione di tale alimento sono ben lungi dall’essere placate: la citta di Wilmington, che si trova in Ohio, reclama da tempo immemore la paternità del dessert in quanto, secondo i cittadini locali fu inventato nel 1907 dal ristoratore Ernest Hazard. Ogni anno i cittadini di Wilmington eseguono a giugno il “Banana Split Festival”, una vera e propria palestra culinaria in cui tutti possono sbizzarrirsi nella preparazione di mega Banane Split.
Secondo il sindaco della città, Hazard ha attratto numerosi studenti dell’Università di Wilmington nel suo locale. Arrivati nel suo ristorante, Ernest chiese a tutti, compresi camerieri e cuochi, di inventare un nuovo dolce da sottoporre al giudizio dei clienti. Dato che nessuno propose una ricetta accettabile, Hazard preferì preparare il dessert da solo, tagliando in maniera longitudinale una banana ed inserendo ad essa come ripieno del gelato.
Se non si sa con certezza l’inventore della Banana Split, si conosce in maniera indubbia chi ha contribuito in maniera fondamentale alla diffusione di tale dolce: è la catena di ristoranti Walgreen’s. Il primo proprietario di tale compagnia, ovvero Charles Walgreen, scelse la Banana Split come principale dessert dei suoi bar: in breve tempo, la Banana Split divenne la vera e propria “mascotte” della Walgreen’s, e non una semplice portata come tutte le altre.
Attualmente, il ristorante fast-food Dairy Queen vende ogni anno 25 milioni di Banana Split nei soli Stati Uniti d’America.
Banana Splits è anche il nome di un programma televisivo americano per bambini e di un gruppo musicale statunitense.

(font: wikipedia)

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Antonio Bufi

Antonio Bufi nasce in quel di Molfetta, una ridente cittadina che si affaccia sull’Adriatico, una manciata di anni fa. Dopo aver provato a far volare dal balcone aeroplanini fatti con i fogli su cui scriveva i sui pensieri imberbi, rimane folgorato come Paolo sulla via di Damasco dalla buccia di limone che sua madre usa per la crema pasticcera...

Valentina Pelizzetti

Valentina Pelizzetti nasce in quel di Torino, una verde cittadina attraversata dal Po, pochi anni dopo Antonio. Dopo aver sognato invano di essere la Carla Fracci de' noiartri si scrive ad architettura...